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Immobile sulla faglia
L’ultimo mio verso avrà la cromatura delle tue iridi
irrisolte nel battito tra gli orli delle ciglia,
sarà un rantolo sprofondato nei terpeni, metterà i brividi.
In quell’estremo sguardo, dove il sentire s’impiglia
nell’arsura di una vita vissuta senza appassire,
peseremo lo sciabordio dei tuoi silenzi e l’infrangersi del mio dire.
Ti penso e non sembra avere un senso il pensiero,
ti vorrei parlare ma non sembra avere un senso la parola.
Sto’ immobile sulla faglia, trasformandola in sentiero
e cammino tra le crepe della tua muraglia, con uno spasmo in gola.
Un gesto folle lanciare una moneta in alto, ha sempre due facce.
Lo sai, ogni scelta presa unilateralmente lascia, nell’altro, ferite di limacce.
Ho solo un paio d’ali traballanti e irreali, ma te ne farei dono,
pur di non sentire la tua voce estinguersi, giorno dopo giorno
e il tuo afflato trasformarsi in un prolungato gemito.
Eppur rimango in piedi, nel margine sinistro, ad osservare le tue dita
mentre scagliano tutti i petali di una margherita,
deflorando, senza alcun ripensamento, la purezza di un sentimento.